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Le ENTRATE dell’Associazione culturale

Aggiornato il: 5 apr 2018

ENTRATE ISTITUZIONALI, ENTRATE DECOMMERCIALIZZATE, ENTRATE COMMERCIALI

La vita di una Associazione Culturale è comunque fatta di attività pur se lo scopo non è il conseguimento del risultato economico ma quello di promuovere, mantenere vivo, inculcare il senso dell’arte e della cultura in genere.

Ben sappiamo che danno vita ad una Associazione coloro che vogliono coltivare la passione per la musica, per il canto, per la letteratura, per la cinematografia e confrontarsi, vivere momenti di aggregazione promuovere la spettacolistica dal vivo.

Ma con quali fonti, con quali risorse si riesce a coprire il fabbisogno finanziario dell’utilizzo di una sede, delle utenze, del minimo indispensabile per la sopravvivenza?

La normativa in vigore, artt. 143-150 del TUIR ed il decreto Lgs. 460/97 che regolano la vita delle ONLUS non consente il conseguimento di utili e pertanto le Entrate di fondi sono ben specificate e molto selettive.


ENTRATE ISTITUZIONALI

sicuramente rappresentano la massa più consistente delle fonti a copertura della quotidianetà e vengono individuate in:

Le quote di associazionismo che ciascun socio, regolarmente iscritto nel prescritto libro dei soci, deve versare annualmente (ordinarie) ed all’occorrenza in momenti particolari della vita dell’Associazione (straordinarie)

Liberalità deliberate da Enti pubblici, Entoi privati, comuni cittadini che vogliono condividere, non da soci, ma da simpatizzanti le attività dell’Associazione e contribuire a raggiungere i prefissati obiettivi.


ENTRATE DECOMMERCIALIZZATE

Gli enti Associativi hanno natura non commerciale, ma alcune operazioni, corrispondenti in genere a servizi e/o attività svolte esclusivamente o principalmente a favore dei soci iscritti nell’apposito libro, pur rappresentando veri e propri corrispettivi, non scontano l’IVA e non entrano nella determinazione del redito ai fini Ires.

Contributi corrisposti da pubbliche amministrazioni per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali degli enti stessi (art.143, comma 3, TUIR e art. 2 D. Lgs. 460/1997).

Corrispettivi specifici versati dai propri soci o da soci di altre Associazioni che svolgono attività simili per partecipare a corsi/attività.

Vendita di proprie pubblicazioni a soci e non socipurchè la prevalga in totale il numero di associate è il caso dell’associazione che stampi e diffonda un periodico sociale destinato prevalentemente, ma non esclusivamente, agli associati: in tal caso gli eventuali proventi legati a tali vendite rientrano tra le entrate istituzionali.

Corrispettivi versati per partecipare a viaggi e/o soggiorni dai soci ma delle sole Associazioni che svolgono detta attività.

Non è necessario, nei casi sinora esaminati, aprire la partita IVA perchè abbiamo sottolineato che trattasi di attività istituzionale ed, eventualmente, attività commerciale occasionale.

La normativa non dà una definizione univoca di “occasionalità”, per cui è cresciuto a dismisura il contenzioso.

Nella risoluzione n. 155 del 13 ottobre 2000 il Ministero delle Finanze, ha precisato che un’attività commerciale, per poter essere considerata “occasionale”, deve essere “esercitata NON in modo sistematico NON con carattere di stabilità e

SENZA organizzazione necessaria a fare della stessa una PROFESSIONE”.

Le attività commerciali occasionali sono quindi quelle svolte in maniera episodica e non abituale, e senza una specifica organizzazione. Dal momento che il fisco non ha chiarito il numero massimo di eventi che si possono ritenere occasionali nell’arco di un periodo d’imposta, a scanso di possibili contestazioni consigliamo di non superare i limiti imposti dall’art. 25, comma 2, Legge 133/1999: al massimo 2 eventi all’anno e importo dei proventi non superiore al limite annuo complessivo di € 51.645,69.


Nel caso di attività commerciali occasionali:

i proventi non sono soggetti ad IVA, ai sensi del DPR 633/1972, art. 1-5 (per questo motivo non è necessario aprire la partita IVA);

non c’è l’obbligo di emettere fatture; al posto della fattura si può emettere una “nota di debito” scrivendo in fondo al documento “estranea al regime IVA ai sensi dell’art. 4, comma 1, DPR 633/1972, in quanto prestazione occasionale”;

l’utile netto (ricavi meno costi) è tassabile ai fini IRES come “reddito diverso”, ai sensi dell’art. 81, comma 1, lettera i) del TUIR: se i ricavi sono superiori ai relativi costi, ci sarà l’obbligo di compilare la dichiarazione dei redditi UNICO ENC con conseguente pagamento delle imposte. Esistono delle eccezioni: l’utile non è tassato ai fini IRES.


ENTRATE COMMERCIALI

Si configurano sempre ENTRATE di natura commerciale tutti gli introiti non qualificabili come derivanti da attività istituzionale o come attività decommercializzate.

In particolare:

Prestazioni a non soci e a non tesserati

Tutti gli incassi da non soci/non tesserati per attività/servizi effettuati a loro favore, costituisce entrata commerciale. Fanno

eccezione le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti dei familiari conviventi degli associati ad APS, in

quanto sono equiparate ai fini fiscali a quelle rese agli associati (art. 20, L. 383/2000).

Organizzazione di manifestazioni con ingresso a pagamento L’organizzazione di manifestazioni con ingresso a pagamento che prevedono l’apertura al pubblico costituisce attività commerciale; se invece l’ingresso è riservato ai soli soci, l’attività non è considerata commerciale;

Pubblicità commerciale (art.148, comma 4, TUIR) tutti i proventi che l’associazione consegue in base a contratti di natura pubblicitaria, ivi inclusi i contratti di sponsorizzazione. Il corrispettivo di un accordo promo-pubblicitario, oltre che in denaro, può anche essere erogato in natura senza che questo muti la natura del rapporto in esame.

Organizzazione di fiere, stand gastronomici, esposizioni a

carattere commerciale (art.148, comma 4, TUIR)

L’organizzazione di tali attività, nelle quali sono previsti servizi o cessione di beni a pagamento, rientra fra le attività commerciali, a meno che non sia una attività decommercializzata in quanto riconducibile ad una occasionale raccolta pubblica di fondi (v. sopra).

Organizzazione di viaggi e soggiorni turistici (art.148, comma 4, TUIR)

L’organizzazione di gite e viaggi costituisce sempre attività commerciale anche nel caso in cui vi partecipino esclusivamente i soci dell’associazione, a meno che non sia indetta da una APS nazionale o da una associazione affiliata ad una APS nazionale.

Somministrazione di alimenti e bevande effettuata da bar ed esercizi similari Tale attività è considerata commerciale anche se rivolta esclusivamente ai propri associati, a meno che non sia svolta da una APS nazionale o da una associazione affiliate ad una APS nazionale.

Somministrazione di pasti (ristorante) (art.148, comma 4, TUIR)

La somministrazione di pasti, intendendosi come tali cibi che

con la cottura mutano le proprie caratteristiche organolettiche, risulta essere comunque di natura commerciale anche se rivolta esclusivamente ai soci.

In questi ultimi casi, è necessario aprire la partita Iva e la iscrizione alla CCIAA territorialmente competente.


Vincenzo Fedele - Aziendalista, Analista di gestione e di finanza agevolata


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